LA ROTTA DI ULISSE

 


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La mia storia

Massimo MicheliniLe nostre vite sono composte da fili tanto sottili che, se visti da troppo vicino, paiono spesso solo un frammento di colore e disegno indecifrabile.
Quegli stessi fili però, osservati da lontano con la giusta distanza temporale che permette di valutare nel modo appropriato gli accadimenti del passato, vanno a compiere la trama della nostra esistenza.
Sono sempre stato convinto che ci sia stata data in sorte una vita e una vita soltanto, la cui direzione non possiamo affatto giostrare a nostro piacimento. Al libero arbitrio credo poco o nulla ma al tempo stesso non mi sento affatto schiacciato dal destino – o in qualsivoglia modo si intenda definire il disegno complessivo della nostra esistenza. Solo a poco a poco infatti, e solo mentre viviamo gli eventi, ci accorgiamo di quel che ci ha riservato la sorte, nel bene e nel male. E il non sapere cosa effettivamente ci accadrà da un lato ci fa illudere di essere liberi, dall’altro ci fa anche ritenere che possiamo ancora modificare quello che non va nel nostro presente e nel nostro futuro. Perché cambiare si deve, come pure si deve lottare per ottenere quello che in cuor nostro desideriamo.
Se riguardo al mio passato mi accorgo che piccoli accadimenti sparsi, che sul momento mi parvero senza significato, mi hanno condotto per mano fino a questo punto e a raccontarvi come e perché sono diventato astrologo.
Ero adolescente quando acquistai per caso il Piccolo manuale di astrologia di André Barbault. Era un libricino divulgativo adatto anche a chi, come me, distingueva a malapena il glifo di un segno dall’altro. Imparai senza fatica a redigere un oroscopo (sbagliando a volte l’esatta posizione della Luna, come accade a quasi tutti i principianti).
Le scarse note di Barbault non consentivano però di interpretare il reticolo di segni e pianeti che ne risultava. Cosa avrà voluto dire quel quadrato tra Sole e Urano, tra Aquario e Toro? E come si traduceva quell’intreccio di simboli nella vita di una persona? Lasciai a sobbollire la domanda senza cercare una soluzione, come spesso mi accade di fare quando non trovo una risposta soddisfacente.
Passò qualche anno e incontrai un amore, di quelli che ti lasciano una traccia indelebile nel cuore e nella mente. Fu quell’amore – che voleva incoraggiare il mio interesse per la materia – a donarmi l’Introduzione all’astrologia, e solo ed esclusivamente perché il libraio a cui aveva chiesto consiglio era al momento sprovvisto di un mattone a suo dire imperdibile, il Sementovsky-Kurilo. Disse il libraio: «In attesa che arrivi il Sementovsky, si può accontentare di questo…».
Cominciai a leggere l’Introduzione e alla decima riga mi dissi: «Non so chi sia questa Lisa Morpurgo ma ha capito tutto dello Zodiaco». Sono passati ventisei anni e non ho cambiato idea. Ho cambiato amore, questo sì, ma non è mutata la certezza che quella tal Morpurgo avesse ragione.

Il mio percorso astrologico è stato però tutt’altro che lineare. Dopo aver scoperto che qualcuno aveva individuato la chiave del codice zodiacale, non riuscivo ciò nonostante a “tradurre” le istruzioni delineate da Lisa per interpretare i temi natali, in particolare il mio.
Così, tanto per mettermi alla prova, stilai per iscritto qualche oroscopo, di amici di amici, che non conoscevo. Ero talmente dubbioso delle mie capacità interpretative che non osai nemmeno chiedere loro se si erano riconosciuti in quanto avevo scritto. Vent’anni dopo mi capitò per caso che qualcuno dei miei “analizzati” mi chiedesse come diavolo avessi fatto a scrivere cose così precise sulla loro vita. Era stato molto semplice, in realtà: avevo fatto un collage dei brani di L. M. che riguardavano le loro posizioni planetarie.
A causa dei miei grovigli emotivi ancora irrisolti non era però ancora previsto che acquistassi in quel periodo una mia maturità astrologica. Lasciai perdere l’interpretazione degli oroscopi, soprattutto perché non riuscivo a superare l’analisi di un tema natale, il mio.
Poi, quando i transiti vollero, le cose cambiarono. Era il 1991 e una massiccia presenza di pianeti in Capricorno dettero una scossa ai miei pianeti radix in Vergine, ingiungendo loro di concretizzare un bel po’ di lavorio mentale arretrato. Lessi su Sirio del congresso morpurghiano di Riccione. Decisi di andare a vedere da vicino quel mostro sacro che aveva cambiato la mia vita intellettuale. Infatti, anche se non mi piccavo più di “astrologare”, avevo continuato ad abbeverarmi ai libri di Lisa, fonte inesauribile di accrescimento interiore.
La vidi, ed ebbi la riprova che non si trattava di una semi-dea. Aveva occhi, braccia, naso e gambe come tutti i comuni mortali, ed era intuibile un suo carattere deciso e pepato.
Era ora di darmi una mossa e, per oliare i miei ingranaggi mentali arrugginiti in questo settore, chiesi aiuto astrologico a Daniela Nipoti. Daniela era arrivata a conoscere Lisa per vie traverse e fortunose, come ha raccontato lei stessa nel secondo numero dell’Eco del 2002.
Daniela mi sgrezzò ed ebbe anche la bontà di portarmi nel sancta sanctorum, ossia di introdurmi nel gruppo degli allievi diretti di Lisa. Era l’autunno del 1994.
Lisa era stanca, stanchissima, e lo dichiarava a chiare lettere. Aveva dato tanto, forse tutto, allo studio dell’astrologia e ormai era arrivata alla frutta, per usare parole sue. Nel corso di una sua lezione disse in piena tranquillità che non sarebbe arrivata al 2000 a causa di una serie di transiti che le si stavano prospettando. E puntualmente questo accadde.
Mi chiedevo in quegli anni cosa sarebbe successo nel momento in cui Lisa avrebbe dato forfait (non pensavo alla sua scomparsa, solo alla sua stanchezza). Dove avrei trovato altri validi interlocutori astrologici?
Così, nel corso dei viaggi in treno per andare a lezione da Lisa a Milano, insieme ad altri Feaci miei attuali compagni di avventura nacque l’idea di creare un gruppo astrologico. Sottoponemmo l’idea alla Maestra (e qui la maiuscola va usata senza sospetto di retorica).
Lei disse, più o meno:
«Sapete cosa penso dei gruppi. Sono allergica a qualsiasi associazione. Alcuni me lo proposero vent’anni fa e li mandai a cagare – per chi non lo ricorda Lisa aveva un Giove in Scorpione e usava molto spesso un linguaggio esplicito e tagliente – ma ora sono stanca e potreste darmi una mano…».
Non ce lo facemmo ripetere e, nel giro di poche settimane, le presentammo un progetto faraonico per il gruppo, che lei stroncò senza pietà.
«Altro che mettere il carro davanti ai buoi – disse – qui cercate di far trainare un Tir da un somarello gracile«.
Con la coda fra le gambe ritirammo il progetto e non osammo farne più parola. Fu lei a tirarlo di nuovo in ballo qualche mese più tardi, a Bologna. Nacque così La Nave dei Feaci, che venne alla luce a Milano il 2 febbraio 1997, alle 12, a casa di Maddalena Magliano che ci ospitò magnificamente grazie alla sua forte componente leonina.
Come aveva previsto Lisa, la Nera Signora non tardò molto a bussare alla sua porta. Nel giugno dello stesso anno Lisa si ammalò e lasciò la nostra tribolata Terra il 9 marzo 1998. L’elaborazione del lutto da parte del gruppo fu lunga e dolorosa finché, incerti se sbaraccare o fare un tentativo per mettere in atto quello che ci eravamo riproposti al momento della costituzione della Nave, decidemmo di tentare una Giornata di studi in ricordo di Lisa. Fu fatta il 20 maggio del 2000, un giorno dopo il suo compleanno, e fu un successo. Pensammo allora di provare a fare una nostra rivista e “fiat” l’Eco dei Feaci.
L’avventura continua. Le mie incertezze astrologiche sono una memoria lontana, che mi sovviene con dolcezza in questi giorni mentre Saturno dal Cancro manda un sestile alla mia Luna. Metto ordine nei ricordi, quelli belli e quelli brutti…
Rammento così con grandissimo affetto il giorno in cui iniziai a sfogliare l’Introduzione e mi balena la certezza di non aver ancora ripagato del tutto l’immenso debito intellettuale che ho contratto ventisei anni fa nei confronti di Lisa Morpurgo.
Non so cosa mi riservi ancora la vita, ma mi pare che io debba offrire altri ex voto al ricordo di quella signora lombarda dalla zazzera grigia e dall’eterna sigaretta fra le dita che vidi la prima volta sulla scalinata del Palazzo del turismo di Riccione, nel settembre 1991.
Se ne ho fatto un ritratto troppo angelicato di certo mi perdonerà, in qualsiasi luogo si ritrovi ora, e si farà una sonora risata. Il senso dell’umorismo non le è mai mancato.

SCRITTO NELL’AUTUNNO 2004 E PUBBLICATO SUL PRIMO NUMERO DEL 2005 DE L’ECO DEI FEACI


POSTILLA DEL DICEMBRE 2007

L’inesorabile ruota dello Zodiaco prosegue incessante il suo cammino. Così, come mi era “capitato” di ritrovarmi a essere dapprima allievo di Lisa Morpurgo, poi a presiedere il gruppo dei suoi allievi, nell’autunno del 2007 ho iniziato una navigazione in solitario. Non ho attualmente compagni di viaggio, ma la meta non è affatto mutata.

Indispensabile precisazione per chi si occupa di astrologia, e non ha paura degli anni che passano: sono nato a Modena il 3 ottobre 1956 alle 2.25.



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